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Video-editoriale di R. de Mattei: Cattolici in piazza

(di Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana [1] del 1/01/2012) Nel discorso ai vescovi americani del 19 gennaio 2012, Benedetto XVI ha rivendicato il diritto dei cattolici a manifestare pubblicamente la propria fede con queste parole: «Contrastare le correnti culturali che, sulla base di un individualismo estremo, cercano di promuovere concetti di libertà separati dalla verità naturale. (…) La testimonianza della Chiesa – ha detto il Papa – è per sua natura pubblica: essa cerca di convincere proponendo argomenti razionali nella pubblica piazza».

La piazza a cui fa riferimento il Papa è lo spazio pubblico. Benedetto XVI ribadisce che i cattolici non possono essere confinati all’interno delle loro Chiese, ma devono affermare la loro presenza nella società. Questo spiega il tono della lettera inviata, il 16 gennaio, dalla Segreteria di Stato, al padre domenicano Giovanni Cavalcoli in riferimento allo spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci, Sul concetto di volto di Dio, messo in scena a Milano dal 24 al 28 gennaio 2012.

Nella lettera è detto: «Sua Santità auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori».

A parte qualche rara e meritevole eccezione, come quella di mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, la voce e la guida dei pastori è purtroppo mancata: ma non è mancata la reazione della comunità cattolica, o almeno di una parte di essa, la parte migliore.

Religiosi, religiose, sacerdoti, ma soprattutto tanti semplici fedeli, uomini e donne, hanno voluto esprimere la loro indignazione contro lo spettacolo blasfemo, con Messe, preghiere e sacrifici di riparazione, ma anche con la parola e con l’azione, partecipando a manifestazioni pubbliche davanti al Teatro Parenti. Non importa il numero dei manifestanti, ciò che conta è la qualità di questa protesta. Oggi tutti scendono in piazza per difendere, spesso legittimamente, i propri interessi.

Che cosa si potrebbe immaginare di più nobile di una manifestazione promossa per difendere gli interessi di Dio, il suo nome, il suo volto, gratuitamente offeso? Si è trattato, aggiungiamo, di una reazione spontanea non organizzata, che è dilagata attraverso il web, la rete Internet, nata per accelerare la disgregazione della società, ma ormai diventata luogo di incontro per chi si oppone a questo processo di disgregazione.

Il web è una agorà, una piazza telematica, ma con questo mezzo i cattolici iniziano ad occupare la piazza reale, quella di cui da molti anni sono stati espropriati. La rete sta sbriciolando ogni forma censoria imposta dai poteri forti e le nuove generazioni, che si esprimono attraverso siti, blog e social network, ritrovano anche grazie a questi strumenti tecnologici i valori tradizionali. L’Imperatore Costantino, 1.700 anni fa, restituì libertà alla Chiesa. Non abbiamo nessuna intenzione di tornare nelle catacombe in cui i cristianofobi vorrebbero ricacciarci.

A coloro che proponevano un cristianesimo neo-catacombale, Pio XII, nel Radiomessaggio del 22 dicembre 1957, ricordava le parole ispirate di San Paolo: «Tutte le cose sono vostre… sia il mondo, sia la vita, sia la morte, siano le cose presenti, siano le future: poiché tutto è vostro. Voi poi siete di Cristo: e Cristo è di Dio». A Dio appartiene non solo la coscienza privata degli individui ma la società intera che ha in Lui e solo in Lui il suo fondamento. Se il fondamento è scalzato la società crolla e oggi la nostra società è in rovina.

La protesta contro Castellucci è stata un episodio significativo di una battaglia più vasta che vede i cattolici muoversi ogni giorno di più in difesa dell’ordine naturale e cristiano aggredito. Affidiamo a tutte le tecniche di diffusione moderna, dalle emittenti private al web, ma prima di tutto affidiamo alla Divina Provvidenza, il compito di trasmettere nella società intera l’eco di questa battaglia che esige, nella piazza virtuale e nella piazza reale, la nostra voce e la nostra presenza. (di Roberto de Mattei)