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Il primo schema sulla famiglia e sul matrimonio del Concilio Vaticano II

Tra gli schemi preparatori del Concilio Vaticano II approvati da Giovanni XXIII nel luglio 1962 e inviati a tutti i Padri conciliari, c’era anche uno Schema di costituzione dogmatica sulla castità, il matrimonio, la famiglia, la verginità, che però fu bocciato e riscritto secondo la tesi della teologia progressista.

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La costituzione pastorale Guadium et Spes trattò il tema della famiglia solo nei paragrafi 47-52, che negli anni del postconcilio furono interpretati in senso difforme dalla morale tradizionale.

Molti dei temi di cui già si discusse allora sono tronati alla ribalta negli ultimi tempi. Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia del 2014, richiamandosi al Concilio Vaticano II, ha almeno in parte, accolto la tesi del cardinale Walter Kasper, secondo cui bisognerebbe aggiornare la morale sessuale della Chiesa, perché tra la dottrina e le convinzioni vissute dei cristiani esisterebbe una abissale distanza. Ma se si parla di Vaticano II, non si può dimenticare il testo originario sulla famiglia, improvvidamente abbandonato.

Lo schema che pubblichiamo integralmente, in traduzione italiana e con un’introduzione de prof. Roberto de Mattei, non è solo un documento storico, ma un testo di sorprendente attualità, di cui il Sinodo sulla famiglia del 2015 dovrà tenere conto.

Un sinodo che parlando della famiglia taccia sulla legge naturale, ignori il fine primario del matrimonio, stenda un velo di silenzio sul peccato e non metta in risalto il valore della castità dentro e fuori il matrimonio, è destinato al fallimento pastorale e alla distruzione della fede e della morale cattolica.

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