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L’Assunzione: un dogma per i nostri tempi

(Roberto de Mattei, Corrispondenzaromana.it, 19 agosto 2020)

Settant’anni fa, il 15 agosto 1950, fu proclamato il dogma dell’Assunzione in Cielo della Beata Vergine Maria. La promulgazione del dogma avvenne, il 1 novembre 1950, con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, ma Pio XII ne diede l’annuncio il 15 agosto, giorno in cui da tempo immemorabile si celebrava la festa dell’Assunta.

L’Assunzione è il transito della Beata Vergine in anima e corpo dalla terra alla vita celeste. Questa verità di fede scaturisce dalla Maternità divina e dalla integrità verginale del Corpo di Maria. Essendo Maria Madre di Dio e immune dal peccato originale, non conveniva che Ella fosse sottomessa alla corruzione della morte, che è una pena del peccato. Il dogma dell’Immacolata è la premessa, l’Assunta è la conclusione di una coerente visione dei privilegi della Madre di Dio.

«Cristo – spiega Pio XII nella enciclica in cui proclamò il dogma – con la sua morte ha vinto il peccato e la morte; e sull’uno e sull’altra riporta vittoria in virtù di Cristo chi è stato rigenerato soprannaturalmente col battesimo. Ma per legge generale Dio non vuol concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte, se non quando sarà giunta la fine dei tempi».

In seguito al peccato originale, anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell’ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa. «Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata Vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua Concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovete attendere la redenzione del suo corpo sino alla fine del mondo».

Il 30 ottobre 1950, pre-vigilia del giorno della definizione del dogma, Pio XII aveva avuto la straordinaria grazia di contemplare nei giardini del Vaticano, lo stesso spettacolo del sole, volteggiante nel cielo come un globo infuocato, a cui avevano assistito 70.000 pellegrini, a Fatima, in Portogallo, oltre trent’anni prima, il 13 ottobre 1917. La “danza del sole” si ripeté davanti agli occhi di Papa Pacelli il 31 ottobre e l’8 novembre. Il prodigio apparve al Pontefice come il suggello celeste del dogma appena proclamato e l’incoraggiamento a sviluppare il grande movimento mariano che, dopo l’Immacolata Concezione e l’Assunzione, chiedeva a gran voce la proclamazione della Mediazione di Maria e la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato. 

Eugenio Pacelli era stato consacrato vescovo a Roma il 13 maggio 1917, il giorno in cui iniziava il ciclo delle apparizioni mariane ai tre pastorelli di Fatima, Lucia Giacinta e Francesco e il 31 ottobre del 1942 aveva consacrato la Chiesa e il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Da allora il nome e il messaggio di Fatima avevano iniziato a diffondersi in tutto il mondo cattolico. Per questo molti lo consideravano il “Papa di Fatima” ed erano convinti che durante il suo pontificato si sarebbero esaudite le richieste della Madonna ai tre veggenti della Cova di Iria, la diffusione della pratica riparatrice dei primi sabati del mese e la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, fatta solennemente del Papa in unione con tutti i vescovi del mondo.

Purtroppo, le cose andarono diversamente. Né Pio XII, né i Papi che a lui sono seguiti, hanno pienamente esaudito queste richieste. Il messaggio di Fatima ci aiuta tuttavia ad illuminare, alla luce dell’Assunta, altre verità della fede cattolica e in particolare quelle della Regalità di Maria e della sua Mediazione universale.

Il dogma dell’Assunzione è strettamente legato al privilegio della Regalità di Maria, per la quale Maria è incoronata nella gloria celeste e regna sul cielo e sulla terra, come sovrana della Chiesa militante, purgante e trionfante, regina degli Angeli e dei Santi. Il giorno dell’Assunzione è infatti lo stesso giorno della gloria e dell’incoronazione di Maria in Cielo e se nell’eternità si potessero distinguere i giorni, dovremmo dire che non vi fu giorno più bello e straordinario di questo.

Il grandioso piano che Dio nelle visioni sconfinate della sua mente infinita aveva previsto per Maria ebbe la sua completa attuazione nel giorno in cui la Madonna, lasciata definitivamente la terra, fu collocata anima e corpo in Cielo, sul trono dell’eterna gloria. Il profeta Elia fu trasportato in cielo da un cocchio di fuoco che, secondo gli interpreti, fu un gruppo di angeli che lo sollevarono da terra. A portare Maria in Cielo non fu solo un gruppo di Angeli ma, come dice sant’Alfonso de’ Liguori, nel suo capolavoro Le glorie di Maria, fu stesso Re del Cielo, che venne a prenderla e la accompagnò in Paradiso con tutta la corte celeste. Per questo san Pier Damiani definisce la Assunzione di Maria uno spettacolo ancora più glorioso dell’Ascensione di Gesù Cristo, perché al Redentore vennero ad incontrarLo solamente gli Angeli, mentre alla Madonna andò incontro lo stesso Signore, re del Cielo, con tutto lo stuolo degli Angeli e dei santi.

Nel momento in cui la Madonna entrò in Cielo, gli abitanti della sfera celeste rimasero ammutoliti davanti a tanta bellezza e ripeterono le parole del Cantico dei Cantici (VIII, 5); «chi è mai questa creatura così vaga, che viene dal deserto della terra, luogo di spine e di tribolazioni?» «Chi è Lei?» gli Angeli che l’accompagnano, rispondono, secondo sant’Alfonso con queste parole: «Questa è la Madre del nostro re, è la nostra regina, è la benedetta fra le donne: la piena di grazia, la santa de’ santi, la diletta di Dio, l’immacolata, la colomba, la più bella di tutte le creature» (Le Glorie di Maria, 165).

Ma se mente umana, dice san Bernardo, non può arrivare a capire la gloria immensa che Dio ha preparato in cielo a coloro che in terra l’hanno amato, chi mai giungerà a comprendere, aggiunge sant’Alfonso, quale gloria egli abbia preparato per la sua diletta Madre, che in terra l’ha amato più di tutti gli uomini anzi sin dal primo momento che ella fu creata, l’amò più di tutti gli uomini e tutti gli angeli messi insieme?

L’aspettava un trono pensato e preparato per Lei fin dall’eternità. Il Cielo fu illuminato da una luce nuova, mai vista. Maria fu innalzata al di sopra di tutti i cori degli angeli e dei santi. Un solo trono è superiore al suo, quello di Gesù. Gli altri stanno tutti al di sotto. Sant’Alfonso dice che «poiché la Vergine Maria fu esaltata ad essere la Madre del re dei Re, con giusta ragione la chiesa l’onora col titolo di regina». Pio XII con la enciclica Ad Coeli Reginam del 28 ottobre 1954 istituì la festa di Maria Regina da celebrarsi ogni anno in tutto il mondo il 31 maggio e ordinò che in quel giorno fosse rinnovata la consacrazione del genere umano al Cuore Immacolato di Maria.

Incoronando la Assunta come Regina, il Signore la fece dispensatrice di tutte le grazie.

La Madonna era stata già associata, dal suo primo Fiat, all’opera redentrice di Gesù. L’opera della Redenzione è un tutto unico che comprende però due parti: una Gesù l’ha compiuta con la sua Passione, associando a sé la Madonna come “corredentrice”: in essa sono state acquisite tutte le grazie necessarie alla nostra salvezza. La seconda parte è quella applicativa di tale tesoro di Grazie e Gesù la sta compiendo in cielo, associando ancora una volta a sé la Madonna, come mediatrice di tutte le grazie. E’ una verità di immensa importanza per la nostra vita spirituale, ma anche per l’umanità intera. Noi sappiamo infatti che non possiamo nulla senza l’aiuto di Dio, ma che al contrario, con l’aiuto di Dio, tutto è possibile. Questo aiuto di Dio giunge attraverso la sua grazia, a cui noi dobbiamo corrispondere con la nostra fede e con le nostre opere. La grazia dipende da Dio, ma Egli ha voluto far dipendere dalla Madonna la distribuzione delle grazie. Maria è la Mediatrice universale e il canale attraverso il quale passano tutte le grazie. Se un uomo, se una nazione, se un popolo intero, chiedono una grazia a Maria, la otterranno. Altrimenti si perderanno. Questa verità di fede non ha bisogno di essere creduta da noi per essere vera. E’ vera indipendentemente da noi, ma noi credendo in questa verità, professandola, nelle parole e nella pratica ne otterremo tutti i benefici. E dei benefici della grazia, nei tempi difficili che viviamo abbiamo uno straordinario bisogno. Ne abbiamo bisogno noi, ognuno di noi, singolarmente preso; ne hanno bisogno le nostre famiglie; ne ha bisogno la nostra nazione; ne ha bisogno soprattutto la Chiesa, che vive un’ora drammatica della sua storia.

Dobbiamo pregare perché, dopo settant’anni dall’Assunta, la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria sia compiuta e nuovi dogmi mariani vengano proclamati dalla Chiesa. La proclamazione ufficiale di un grande dogma mariano, quello della mediazione universale di Maria e della sua corredenzione dell’umanità, potrebbe offrire una risposta decisiva alla crisi del nostro tempo: mostrare all’umanità che solo in Maria e grazie a Maria, può trovare un’ancora di salvezza di fronte ai problemi che la affliggono.

Talvolta abbiamo l’impressione di trovarci nelle tenebre, ma guardando in alto, verso l’Assunta, un lembo di cielo sembra squarciarsi e intravediamo lo spettacolo sfolgorante della Madonna che è venuta in persona a Fatima a prometterci il suo regno nel cielo e nella terra, con le parole Infine il mio Cuore Immacolato trionferà. Chi confida in Lei non sarà deluso. 

Fonte: Corrispondenzaromana.it

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