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L’avvento ci prepara al trionfo del Cuore Immacolato di Maria

(Roberto de Mattei, radioromalibera.org, 30 novembre 2020)

Siamo appena entrati nell’Avvento, un tempo liturgico che ci prepara alla festa del Santo Natale. Il giorno di Natale è un giorno di immensa gioia perché vede la luce il Redentore dell’umanità, il nostro Salvatore. La Chiesa attende questo momento come le vergini sagge della Parabola attendevano il loro sposo (Mt 25, 1-13). Ma accanto alle vergini sagge c’erano le vergini stolte e anche oggi, c’è tanta stoltezza nel mondo.

Sono saggi coloro che perseverano nella fiducia della venuta del Signore, sono stolti quelli che con il loro comportamento mostrano di non credere in questa venuta. Non credono in questa venuta tutti coloro che rinunziano a giudicare le cose del mondo alla luce della fede. Ma se la luce della fede si spegne o si attenua, le anime cadono nelle tenebre. “Lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt“. Il Signore viene nelle tenebre e le tenebre non lo comprendono. Oggi, ovunque volgiamo lo sguardo non vediamo che tenebre, buio, totale indifferenza alle cose di Dio, assoluta ignoranza sulla prossima comparsa di Gesù nel mondo. Per questo l’Avvento è un tempo di penitenza, di meditazione, di attesa. Durante l’Avvento la Chiesa sospende, salvo che nelle feste dei santi, l’uso dell’inno angelico Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis, che è un canto di tripudio, il canto meraviglioso che si udì a Betlemme, sulla mangiatoia del celeste Bambino. “La lingua degli angeli – dice dom Guéranger – non è ancora sciolta”.

Gli angeli aspettano come noi, più di noi, il momento di sciogliere la loro lingua, di elevare il loro inno di gloria, il loro canto di trionfo sulle tenebre del mondo. E noi porgiamo le orecchie alle parole della liturgia dell’Avvento

L’epistola della prima domenica dice “Fratelli è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino” (Rom 13, 11-14). Più la notte è buia, più vicina è la luce.

Il Vangelo di questo stesso giorno ci ricorda, con le parole di san Luca, che l’inverno è passato e “ormai l’estate è vicina”. Sì, il buio e il freddo dell’inverno sono destinati a passare, come tutte le cose di questo mondo. E san Luca aggiunge una memorabile sentenza di Gesù: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

Le parole del Signore non passeranno perché sono parole di vita eterna, eternamente vive. Le parole di vita del Signore sono il suo pensiero, la sua volontà, la sua legge: una legge che si oppone alla legge del mondo e alle parole di menzogna e di morte di Satana.
La Madonna a Fatima ci ha rivolto parole di vita annunciando che infine il Suo Cuore Immacolato trionferà. Sono parole che non passano e che ci rendono certi di una seconda venuta di Gesù per illuminare le tenebre della storia.

La prima venuta al mondo di Gesù Cristo è avvenuta a Betlemme. L’ultima venuta sarà quella della Parusia. Ma tra la Natività e la Parusia c’è una seconda venuta di Gesù; quella in cui egli deve regnare, con Maria, sulle anime e sulla società intera. Come nella prima venuta, anche in questa seconda venuta, Maria vi svolgerà un ruolo decisivo. San Luigi Maria Grignion di Montfort lo spiega nel suo Trattato della Vera devozione alla Santissima Vergine Maria, che è, potremmo dire, il poema della seconda venuta di Gesù Cristo.

La Santa Chiesa nella sua liturgia ci propone ogni anno la speranza di questo Regno. “Fin dalla prima Domenica di Avvento – scrive mons. Henri Delassus – la Chiesa partecipa ai suoi figli quello che contempla in mezzo alle tenebre di questo mondo… Ella vede venire sulle nubi del cielo, il Figlio dell’Uomo, il suo divino Sposo, non per giudicare i mortali, ma per regnare; non per regnare unicamente sulle anime prese individualmente, ma per stabilire il suo impero sopra tutti i popoli, sopra tutte le tribù, e sopra tutte le lingue dell’universo”. E’ il Regno di Maria, il trionfo nella storia del suo Cuore Immacolato.

Le parole con cui san Giovanni chiude l’Apocalisse esprimono la stessa ardente attesa della Chiesa e di tutti i popoli: “Amen. Veni, Domine Iesu”. “Amen. Vieni Signore Gesù” (Apoc. 22, 20). Queste parole riassumono lo slancio delle anime devote che confidano immensamente nella Divina Provvidenza, nella certezza che le forze del caos saranno sconfitte e risuonerà ancora nei secoli l’inno: Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis: “Sia Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

Fonte: radioromalibera.org

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