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L’anno di san Giuseppe, una grande opportunità per la Chiesa

(Roberto de Mattei, Corrispondenzaromana.it, 16 dicembre 2020)

Lo scenario di fine 2020 appare molto diverso da quello con cui si è concluso il 2019. Un anno fa l’inesorabile declino del pontificato di papa Francesco veniva confermato dall’esito del Sinodo pan-amazzonico, che non era riuscito a realizzare nessuna delle attese dei progressisti, dall’abolizione del celibato ecclesiastico al sacerdozio femminile. Sul piano della politica internazionale, la vittoria di Donald Trump nelle elezioni dell’anno successivo sembrava sicura, senza che nessun broglio elettorale potesse minacciarla.

La resistenza contro le forze rivoluzionarie che dominano il mondo si manifestava in molti modi: dai grandi eventi pro-life alle dimostrazioni anticomuniste di Hong-Kong, fino agli schieramenti dei cattolici di Acies Ordinata. I gruppi più legati alla Tradizione erano all’attacco, con una sostanziale unità di intenti. A un anno di distanza, lo scenario è mutato. L’aspetto più preoccupante del panorama che abbiamo davanti, non è la pandemia di Covid, né il “gran Reset” di cui tanto si parla, e neanche la inattesa sconfitta del presidente Trump, ma la disunione che si sta manifestando tra i difensori della Chiesa e dell’ordine naturale cristiano. I punti in cui questa disunione si manifesta non sono di ordine teorico, ma pratico, e sono una conseguenza diretta del Coronavirus. Le animate discussioni sull’esistenza di una cospirazione sanitaria o sulla liceità della vaccinazione, toccano infatti la vita quotidiana e perciò suscitano tra i cattolici sentimenti di emozione, di rabbia, di depressione. Ci si sente oscuramente minacciati e si diffonde un’atmosfera di sorda ribellione contro tutto e contro tutti.

Il mondo, inquieto e agitato, attribuisce quanto accade ai governi o alle forze occulte, senza risalire alle cause ultime, che sono i peccati degli uomini. I castighi divini non sono riconosciuti come tali e dove c’è eccitazione e attività febbrile la Grazia divina non entra. La Grazia esige la calma, la riflessione, l’ordine, di cui fu modello la Sacra Famiglia. Per questo, non c’è nulla di meglio, in questi giorni di Avvento, che elevare il nostro sguardo a san Giuseppe, che nel freddo e nel buio di un difficoltoso cammino portò a Betlemme, con prudenza e coraggio, la Sacra Famiglia a lui affidata. San Luca dice che in quei giorni uscì un editto dell’Imperatore Augusto, “ut describeretur universus orbis”, ovvero che si descrivesse tutto il mondo, attraverso un censimento, per cui, «tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella propria città» (Lc 2, 3), e siccome Giuseppe era «della casa e della famiglia di Davide ascese nella Giudea, alla città di Davide, che si chiama Betlemme» (Lc 2, 4). Il censimento ordinato da Augusto era fondato sulla superbia di un Imperatore che pretendeva di ambire al dominio del mondo. Molti ebrei accarezzavano le illusioni di una ribellione sterile e inefficace. Essi, come ricorda padre Faber, guardavano in tutte le direzioni piuttosto di orientarsi verso la Grotta di Betlemme; e quando il Messia nacque, Egli divenne per loro una pietra di scandalo (Betlemme, tr. it. SEI, Torino 1949, p. 143).

La Beatissima Vergine Maria e san Giuseppe non si ribellarono, ma, come osserva il venerabile Luis de la Puente, si professarono vassalli di Augusto e vollero pagargli il tributo proprio per confondere con quest’esempio la superbia e la cupidigia del mondo (Meditazioni, tr. it. Giacinto Marietti, Torino 1835, vol. II, p, 145). Dio infatti vuole che noi ubbidiamo a chi ci governa, anche se ci comanda con cattiva intenzione, purché ciò che ci viene richiesto non sia in sé illecito e contrario alla Legge divina. La parola autorità, nelle varie lingue deriva in latino augere, accrescere. San Giuseppe, definito filius accrescens (Genesi 49, 22), colui che accresce, incarna il principio di autorità, intesa innanzitutto come servizio per la crescita del nostro prossimo. Egli era il Padre putativo dell’Uomo-Dio e il castissimo sposo della Madre di Dio, ma esercitava l’autorità su Gesù e Maria ed Essi gli obbedivano. Eppure nessuno come lui fu obbediente ai decreti divini, mettendosi in cammino verso Betlemme. L’8 dicembre 1870 il beato Pio IX, con il Decreto Quemadmodum Deus, dichiarò san Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica. Questo decreto diede forma canonica alla verità secondo cui san Giuseppe protegge la Chiesa come durante la sua vita egli protesse con la sua autorità la Sacra Famiglia. Per celebrare il 150° anniversario del decreto di Pio IX, papa Francesco ha indetto un Anno di San Giuseppe dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021. In quest’occasione, la Penitenzieria apostolica, che è il supremo tribunale della Chiesa, ha concesso ai fedeli lo straordinario dono di speciali Indulgenze. Infatti, con un decreto del cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere maggiore della Chiesa, emesso in conformità al volere di Papa Francesco, «la Penitenzieria Apostolica concede l’Indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) ai fedeli che, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, parteciperanno all’Anno di San Giuseppe con le modalità che la stessa Congregazione indica».

Le modalità previste per ottenere l’Indulgenza sono numerose. Tra queste la recita del Santo Rosario in famiglia, la recita delle Litanie a San Giuseppe, o qualsivoglia orazione legittimamente approvata in onore di San Giuseppe, come la preghiera “A te, o Beato Giuseppe”, specialmente nelle ricorrenze del 19 marzo e del 1° maggio e nella Festa della Santa Famiglia, il 19 di ogni mese e ogni mercoledì, giorno dedicato alla memoria del Santo. Pochi hanno colto la rilevanza di questo decreto della Sacra Penitenzieria. Sappiamo infatti che l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele acquista per intervento della Chiesa, la quale ha il potere di dispensare il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. La Chiesa non è una realtà invisibile, ma una società giuridicamente perfetta, provvista di tutti i mezzi per operare in vista del compimento della sua missione. Si può criticare anche severamente papa Francesco, ma fino a quando lo si considera il legittimo Vicario di Cristo, gli atti giuridici che egli pone in essere sono validi, a meno che non si pongano in contraddizione con la Tradizione della Chiesa. Non è questo il caso delle indulgenze che egli, in quanto Papa, ha tutto il diritto di elargire, in virtù del potere delle chiavi concesso a Pietro e ai suoi successori: «A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 19).

Chi nega la validità di queste indulgenze, accetta, almeno de facto, la tesi che papa Francesco sia un Papa falso o illegittimo, capo di una “chiesa” diversa da quella cattolica. Chi, pur considerandolo Papa, ignora o minimizza la portata del suo atto giuridico, si assume la responsabilità del mancato aumento in grazia e in gloria di molte anime e della mancata liberazione di altre anime dal purgatorio. Ogni fedele, infatti, può lucrare per sé stesso le indulgenze, sia parziali che plenarie, oppure applicarle ai defunti a modo di suffragio. Non è facile lucrare l’indulgenza plenaria, perché è necessaria una disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato anche veniale. Tuttavia ogni indulgenza, anche parziale, è un grande dono della Chiesa, proprio perché cancella, in tutto o in parte, le pene dovute alle colpe, in terra o in purgatorio. Non possiamo giudicare le intenzioni di papa Francesco, ma dobbiamo prendere atto del fatto, che con il suo decreto egli ha offerto un prezioso aiuto a questi cattolici fedeli che hanno bisogno di un soccorso speciale della Grazia nell’epoca di convulsione in cui viviamo. Dopo la Beata Vergine Maria, nessuna creatura umana ebbe la fede di san Giuseppe e nessuno fu più di lui logico e riflessivo. Nell’Anno a lui dedicato, chiediamo a san Giuseppe di concederci il senso della fede e l’uso della ragione necessari a orientarci, senza smarrirci, verso la divina Grotta di Betlemme. 

Fonte: Corrispondenzaromana.it

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