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Il vaccino più sicuro contro il coronavirus

(Roberto de Mattei, Radio Roma Libera, 25 novembre 2020)

Nelle ultime settimane alcune tra le più importanti case farmaceutiche mondiali hanno annunziato l’imminente produzione di vaccini contro il Covid. Commentando queste notizie, un apprezzato virologo italiano, il prof. Andrea Crisanti, ha rilasciato una dichiarazione di assoluto buonsenso. Alla domanda se oggi farebbe il vaccino, Crisanti ha risposto così: “Normalmente ci vogliono dai cinque agli otto anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”.

E’ una risposta di totale buon senso, oltretutto coerente con quel principio di precauzione che oggi è tanto invocato per la protezione dell’ambiente e non si capisce perché non debba essere utilizzato nel campo della salute. Il prof. Crisanti non è ostile ai vaccini, ma ritiene giustamente che i comunicati stampa delle aziende farmaceutiche non siano sufficienti a garantire la sicurezza e attende i dati scientifici, che poi le agenzie di controllo verificheranno. Per queste parole prudenti è stato demonizzato dai mass media e da alcuni suoi colleghi.

Crisanti si è difeso con una lettera pubblicata dal Corriere della Sera del 23 novembre, in cui afferma tra l’altro: “I custodi della ortodossia scientifica non ammettono esitazioni o tentennamenti, reclamano un atto di fede a coloro che non hanno accesso a informazioni privilegiate. ‘Il vaccino funzionerà’, tuonano indignati. Io sono il primo ad augurarmelo, mi permetto tuttavia di obiettare che il vaccino non è un oggetto sacro. Lasciamo la fede alla religione e il dubbio ed il confronto alla scienza che ne sono lo stimolo e la garanzia”.

Ho dato spazio a queste dichiarazioni perché sono, mi sembra, la voce del senso comune in un’epoca in cui si smarrisce spesso il buon uso della ragione. Chi come noi, non è né immunologo, né microbiologo, ed è quindi incapace di fare previsioni scientifiche, ma può solo sforzarsi di non rinunciare al buon uso della logica, non può che dare piena ragione al prof. Crisanti. Ma poiché oltre alla ragione è necessario vivere questa pandemia alla luce della fede, possiamo segnalare l’esistenza di un rimedio contro il coronavirus che è in assoluto il più efficace, perché previene non solo i mali del corpo, che tutti temono, ma anche quelli, ben più pericolosi, dell’anima, di cui nessuno parla.

Mi riferisco alla Medaglia miracolosa di cui il 27 novembre ricorre la festa. Fu la Madonna stessa, che quel giorno, nel 1830, apparve a Caterina Labouré, una novizia di 24 anni, a rue du Bac, nella casa madre delle Figlie della Carità, a Parigi. Caterina Labouré ricorda che vide: “formarsi intorno alla SS. Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro: ‘O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi’. Allora si fece sentire una voce che mi disse: ‘Fate, fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia…All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (iniziale del nome Maria) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (iniziale del nome Iesus, Gesù). Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine (quello di Gesù), l’altro trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto disparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione”.

Nel 1832 furono realizzati i primi 1.500 esemplari della medaglietta richiesta dalla Madonna. Da allora le grazie e i miracoli moltiplicarono le richieste: peccatori convertiti, moribondi risanati, pericoli sventati, grazie di ogni genere ottenute. La parrocchia di Notre-Dame des Victoires a Parigi divenne un centro di straordinaria propagazione. Caterina Labouré fu silenziosa apostola della Medaglia miracolosa fino alla sua morte, che avvenne il 31 dicembre 1876. Il totale di medaglie già distribuite a quella data superava il milione. Il frutto più strepitoso della nuova devozione fu la conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, a cui la Madonna della Medaglia miracolosa apparve il 20 gennaio 1842, nella chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte.

Nel 1894, Leone XIII, in occasione del cinquantenario delle apparizioni di Rue du Bac, dichiarò autentica la miracolosa conversione del Ratisbonne e concesse la festa della Medaglia, al 27 novembre di ogni anno. Il 27 luglio 1947, Caterina fu proclamata santa da Pio XII e oggi il suo corpo è venerato nella cappella delle apparizioni di rue du Bac, accanto a quella di santa Luisa Marillac, fondatrice con san Vincenzo de’Paoli delle Figlie della Carità.

Perché la Madonna ha scelto una semplice medaglia per distribuire le sue grazie? Per la stessa ragione per cui scelse un’umile novizia come destinataria del suo messaggio: per dimostrare che la Provvidenza si serve sempre di strumenti apparentemente insignificanti per abbattere nemici che si credono invincibili. “Dio – dice san Paolo – sceglie ciò che nel mondo è debole per confondere ciò che è forte. Sceglie ciò che per il mondo non ha valore e nobiltà, ciò che non è, per ridurre a nulla ciò che è” (I Cor. 1, 27-29).

La Madonna, nell’apparizione del 27 novembre a S. Caterina Labouré, poggia vittoriosamente i suoi piedi sul globo, il mondo, e un altro globo più piccolo lo tiene nelle mani e lo offre a Dio. Se glielo offre è perché Le appartiene. Maria, Mediatrice di tutte le grazie, corredentrice del genere umano, è anche Regina del Cielo e della terra. Il mondo appartiene a Lei e non ai leader del mondialismo. C’è un ordine mondiale che è santo, ed è il suo.

Pio XI, il 19 luglio 1931, in occasione del processo di Beatificazione di Caterina Labouré, accennando ai mali che affliggevano la Chiesa, disse: “In questi giorni risplende la Medaglia miracolosa, come per richiamarci in modo visibile e tangibile che alla preghiera tutto è permesso, anche i miracoli, e soprattutto i miracoli. In ciò sta la specialità magnifica della Medaglia miracolosa, e noi abbiamo bisogno di miracoli. È già un gran miracolo che i ciechi vedano… ma vi è un altro miracolo che dobbiamo domandare a Maria Regina della Medaglia, ed è che vedano quelli che non vogliono vedere…”.

La Medaglia miracolosa va benedetta e poi portata addosso, preferibilmente al collo. I suoi devoti non solo la portano al collo o nell’abito, ma la seminano, nelle proprie case, nei luoghi del dolore e in quelli del peccato, ovunque può essere diffusa.

La Medaglia miracolosa, portata con fiducia da tanti cattolici in tutto il mondo, continua ancora oggi la sua straordinaria missione ed è un portentoso vaccino contro i mali del nostro tempo. L’ultimo grande miracolo che le chiediamo è la dissipazione delle tenebre del caos, che avvolgono il mondo in cui viviamo.

Fonte: Radio Roma Libera

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