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Luglio, il più carmelitano dei mesi

(Roberto de Mattei, Radio Roma Libera, 19 luglio 2021)

Il mese di luglio è, potremmo dire, il più carmelitano dei mesi, perché il 16 luglio la Chiesa celebra la festa della Madonna del Carmelo e il 20 quella di sant’Elia, profeta e fondatore dell’ordine carmelitano.

Carmelo è il nome di un monte della Palestina che domina la vasta baia di san Giovanni d’Acri, nel Mediterraneo. Qui visse sant’Elia, il grande profeta dell’Antico Testamento che svolse la sua missione sotto il regno di Achab (873-854 a.C.) lottando contro il sincretismo e l’ídolatria che si erano propagati all’interno del popolo ebreo. Sant’Elia ebbe come successore Eliseo e fondò un Ordine per combattere Baal e i suoi falsi sacerdoti e profeti. Elia è specialmente ricordato per la sua sfida con i sacerdoti di Baal, finita con la strage di 450 di loro compiuta di sua mano.

Elia non morì ma, come è scritto nel Libro del Siracide (48, 1), “fu assurto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco designato a rimproverare i tempi futuri”.

Elia è un santo che appartiene ai secoli futuri non solo per il suo profetismo ma perché non è morto ed è destinato, con l’altro profeta Enoch, a svolgere un ruolo alla fine dei tempi.

Su ispirazione dello Spirito Santo, Elia contemplò profeticamente in una piccola nube le future grandezze della Santissima Vergine Maria e pose questa misteriosa visione alla base dell’ordine da lui fondato. Tutti i commentatori concordano nel dire che questa nube raffigurava Maria Santissima che avrebbe portato una pioggia di grazie al mondo. Per questo si dice che Elia sia stato il primo devoto a Maria. Questa devozione egli la trasmise ai suoi discepoli.

Sant’Elia è un modello non solo di devozione mariana, ma anche di combattimento cristiano per la sua lotta contro il politeismo e l’immoralità, che si diffondevano nel popolo di Israele. E’ anche, secondo Cornelio a Lapide, “il simbolo di tutti i profeti, in considerazione non solo della sua perfezione, libertà ed efficacia nella predicazione ma anche della gloria delle sue grandi opere. È la sentinella, il profeta, il maestro, il protettore e l’apostolo del Popolo Eletto, e lo specchio dei predicatori della Divina Parola, poiché il suo spirito, la sua lingua, i suoi gesti sono come una singola fiamma rivolta a convertire i popoli”.

Nove secoli dopo, all’avvento del Cristianesimo, molti discepoli di sant’Elia, conosciuti come i “figli dei profeti”, furono battezzati da san Giovanni Battista e si distinsero per la loro venerazione alla Madonna, la cui città Natale, Nazareth, si trova a pochi chilometri di distanza dal Monte Carmelo.

Dopo la dispersione del popolo ebraico, gli eremiti di sant’Elia si trasformarono nei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Il loro istituto sopravvisse sul Carmelo perché gli stessi musulmani veneravano il profeta Elia e al tempo delle Crociate questo culto fu incrementato dall’afflusso dei pellegrini occidentali e dei cavalieri.

Tra la fine del 1100 e l’inizio del 1200, un gruppo di pellegrini in Terra Santa decise di ritirarsi in preghiera eremitica sulla cima del Monte Carmelo. Si trattava di reduci delle crociate e vennero chiamati “Eremiti del Carmelo”. Fu sant’Alberto, Patriarca di Gerusalemme, che nel 1208-1209 riassunse i costumi austeri dell’Ordine nella regola che ancora oggi è osservata dai carmelitani. Poco prima del 1240, i monaci del Monte Carmelo si trasferirono in Europa, portando con sé, come prezioso patrimonio, una devozione tenerissima alla Beata Vergine. La festa della Madonna del Carmine, a partire dal 1726, con una bolla del Papa Benedetto XIII, entrò nella liturgia della Chiesa universale, che celebra, il 16 luglio di ogni anno, la manifestazione più significativa della materna predilezione della Beata Vergine per il Carmelo: il dono del santo scapolare.

I santi carmelitani, come sant’Elia, sono per noi delle guide. E i profeti Elia ed Enoc sono i testimoni della Tradizione della Chiesa. Entrambi i profeti, Elia ed Enoc, non sono morti. Secondo una tradizione vivono nel Paradiso Terrestre, dove contemplano le cose del Cielo ma seguono pure il corso degli eventi sulla Terra. “Attendono – scrive Plinio Correa de Oliveira – che l’orologio della storia batta l’ora del loro ritorno. Allora gli angeli li porteranno sulla Terra per combattere l’Anticristo. Verranno per combattere l’ultima battaglia della storia. Questa è una prospettiva meravigliosa. Dopo avere vissuto sulla Terra nell’alba dei tempi torneranno per collegare l’inizio della storia alla sua fine, un vivo legame che connette e dà unità a tutta la Storia”.

Chi vuole pregare e combattere per la Chiesa reciti il Rosario, indossi lo scapolare e veneri, con la Madonna, gli Angeli e i Santi: tra questi riservi un posto d’onore, soprattutto in questo mese di luglio, al profeta Elia. Sant’Elia proteggi la Chiesa e prega per noi.

Fonte: Radio Roma Libera

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