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Sant’Alfonso de’ Liguori è la guida per i problemi morali del nostro tempo

(Roberto de Mattei, Radio Roma Libera, 11 settembre 2021)

Nell’editoriale del numero di agosto-settembre di Radici Cristiane ho ricordato la figura di sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), fondatore dell’ordine dei Redentoristi, vescovo, e Dottore della Chiesa. Tale titolo gli venne conferito dal beato Pio IX il 23 marzo 1871.

Lo stesso Papa il 7 luglio 1871, con la Lettera apostolica Qui Ecclesiae suae, commentando il titolo di Dottore della Chiesa dato al Santo, proclamava: “Si può senz’altro affermare in tutta verità che non c’è errore anche dei nostri tempi che, almeno in massima parte, non sia stato respinto da Alfonso”.

Nell’epoca in cui visse sant’Alfonso l’eresia del giansenismo operava come quinta colonna all’interno della Chiesa. Il giansenismo si richiamava alla teologia di sant’Agostino, interpretata in senso protestantico, per predicare un rigorismo morale che allontanava i fedeli dai Sacramenti e inaridiva la loro vita spirituale. Lo studio della teologia morale di Sant’Alfonso nacque dal suo impegno nella vita apostolica. La celebre Theologia Moralis fu frutto dell’attività pastorale e missionaria, svolta dal santo napoletano come fondatore dell’Ordine dei Redentoristi e come vescovo di Sant’Agata de’ Goti. L’apostolato di predicazione al popolo, di sant’Alfonso fu rivolto soprattutto alle classi rurali non solo della sua diocesi, ma di tutte le province del Regno delle Due Sicilie che egli percorse ottenendo grandi successi in continue missioni.

Nella seconda parte della sua vita, quando la fatica e le infermità gli impedirono di continuare il lavoro missionario, sant’Alfonso concentrò i suoi sforzi sulla scrittura, che vide come un modo di continuare l’attività pastorale. I suoi scritti si fondavano sull’esperienza acquisita e furono offerti alla sua Congregazione come orientamento pratico per l’apostolato.

L’Opera omnia di sant’Alfonso, pubblicata dall’editore Marietti, tra il 1824 e il 1827, per iniziativa del venerabile Pio Brunone Lanteri (1759-1830), comprende settanta volumi, divisi in tre classi, ascetiche, morali e dogmatiche. Il maggior contributo di queste opere, secondo il cardinal Pietro Palazzini, riguarda proprio la teologia morale, dove «la sua autorità è unica» (Bibliotheca Sanctorum, vol. I, coll. 860-861).

Il capolavoro di sant’Alfonso Maria de’Liguori è la Theologia moralis pubblicata nel 1753 e ristampata innumerevoli volte. Il metodo di sant’Alfonso è quello di costruire accuratamente lo stato della questione di un problema morale, raggruppando gli autori secondo le loro opinioni, per passare poi alla valutazione degli argomenti. Non è l’autorità degli autori a impressionare sant’Alfonso, bensì la forza dei loro argomenti: “No, – scrive – non ho mai seguito ciecamente come un montone (per servirmi delle espressioni dei rigoristi) le tracce degli autori…Ho sempre cercato, per quanto stava in me, di far passare la ragione davanti all’autorità e là dove la ragione mi convince non ho esitato a contraddire molti autori” (Theologia moralis, lib. 3, n. 547,). E ancora “Ho cercato, in ogni questione, attraverso un lungo studio, di determinare la verità, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti più direttamente legati all’azione” (ivi).

Se la ragione deve guidare il moralista nella ricerca, deve anche illuminare l’azione dell’uomo. L’ultimo giudizio pratico appartiene alla coscienza e quando la coscienza si trova nel dubbio, sant’Alfonso propone di attenersi a queste regole:

1. Perché una legge morale obblighi è necessario che sia promulgata. Fintantoché un atto non è espressamente proibito o comandato, la legge non obbliga.
2. Se ci sono dubbi su una legge promulgata, si può seguire l’opinione morale più mitigata (benigna) purché sia probabile quanto o quasi l’opinione più rigida.
3. Il confessore, nel dubbio se qualche cosa sia peccato mortale, deve seguire la sentenza più mitigata (sententia benigna), né può obbligare il penitente a una sentenza più stretta se la più larga è solidamente probabile.

Questi princìpi si imposero nel mondo cattolico, provocando la disfatta del rigorismo giansenista e il sistema morale alfonsiano venne riconosciuto come dottrina della Chiesa. Così il papa Pio IX, nel Decreto per il titolo di Dottore del 1871, affermava di sant’Alfonso: “Modello di ogni virtù, come lucerna posta su un candelabro, illuminò così vivamente tutti i cristiani, che ormai è stato annoverato tra i Santi e i familiari di Dio. Insegnò anche con le parole e con gli scritti quanto testimoniò con la sua vita. Allontanò e confutò infatti con le sue dotte opere, in particolare con il Trattato di Teologia Morale, le tenebre degli errori, largamente diffuse da Increduli e Giansenisti.

Chiarì inoltre questioni oscure e risolse quelle dubbiose, aprendo un’agevole strada per i Confessori a mezzo tra le opinioni contorte dei teologi, ora troppo rigoriste ora troppo lassiste. Nello stesso tempo con perspicacia illustrò e difese con vigore le dottrine dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria e dell’Infallibilità del Sommo Pontefice, quando insegna “ex cathedra”, dottrine definite dogmi in questo nostro secolo”.

Nel 1950 Pio XII lo proclamò celeste Patrono di tutti i Confessori e Moralisti, con tutti gli onori che competono a tale titolo” (dal Breve Consueverunt omni tempore del 26 aprile 1950); Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica per il bicentenario della morte del 1 agosto 1987, affermò: “Non c’è dubbio che la Praxis Confessarii, l’Homo Apostolicus e l’opera principale, la Theologia moralis, hanno fatto di lui il maestro della morale cattolica”; Benedetto XVI nell’ Udienza del 30 marzo 2011 ha ricordato che: “sant’Alfonso non si stancava mai di ripetere che i sacerdoti sono un segno visibile dell’infinita misericordia di Dio, che perdona e illumina la mente e il cuore del peccatore affinché si converta e cambi vita. Nella nostra epoca, in cui vi sono chiari segni di smarrimento della coscienza morale e – occorre riconoscerlo – di una certa mancanza di stima verso il Sacramento della Confessione, l’insegnamento di sant’Alfonso è ancora di grande attualità”.

E’ vero. Nella nostra epoca confusa e disorientata, in cui tanti problemi morali si pongono nella vita quotidiana, l’esempio e l’insegnamento di sant’Alfonso Maria de’ Liguori è una luce che illumina i nostri passi, ci conforta e ci guida.

Fonte: Radio Roma Libera

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