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Le anime del purgatorio e la nostra speranza

(Roberto de Mattei, Radio Roma Libera, 05 novembre 2021)

Il mese di novembre ci ricorda un’importante verità della nostra fede: l’esistenza del purgatorio. Il purgatorio è il luogo in cui si trovano le anime dei giusti che sono morti senza avere completamente espiato sulla terra le pene dovute ai loro peccati e non possono perciò essere ammesse immediatamente al Trono di Dio. Nulla di macchiato può entrare infatti in Cielo: occorre una purificazione che tolga ogni ostacolo alla visione beatifica della Santissima Trinità.

La pena principale delle anime del purgatorio è il ritardo per loro di quella beatitudine eterna di cui godono i santi nel Cielo. Per capire questa sofferenza bisogna considerare che le anime del purgatorio comprendono molto più chiaramente di noi il valore senza misura della visione beatifica e provano una fame insaziabile di Dio che gli uomini non provano sulla terra. A questa sofferenza spirituale si aggiunge la consapevolezza di aver mancato per propria colpa all’incontro con Dio e poiché l’anima non ha abbastanza cercato Dio, ora egli si nasconde alla loro vista (P. Réginald Garrigou-Lagrange, La vita eterna e la profondità dell’anima, tr. it. Fede e Cultura 2018, p. 199).

Alla pena della privazione di Dio si aggiunge la pena del senso, attraverso un fuoco che tormenta l’anima. Secondo i teologi il fuoco che consuma le anime nel Purgatorio è della stessa natura di quello dell’inferno e differisce da esso solo perché è temporaneo e non è eterno. San Tommaso d’Aquino, nel Commento alle Sentenze dice che “la minima pena del purgatorio supera la più grande pena di questa vita” (Super Sent., IV, d. 21, q. 1, a. 1). Questa terribile sofferenza è unita però, misteriosamente, a una gioia infinita.

Il purgatorio è stato definito il capolavoro del Cuore di Dio: un luogo in cui le anime conoscono simultaneamente un’immensa sofferenza, perché non c’è pena sulla terra che possa essere paragonata alla più leggera pena del purgatorio. ma anche un’immensa felicità perché non c’è gioia sulla terra che possa essere paragonata alla certezza di andare in Paradiso.

E’ proprio questa incertezza sul nostro destino eterno che dovrebbe costituire la maggiore afflizione di chi vive in questa valle di lacrime. Le anime del purgatorio hanno invece in grado eminente la virtù della speranza: sono certe di possedere un giorno quel bene di cui soffrono la mancanza: “una gioia incredibile – dice san Roberto Bellarmino – che va crescendo quanto più si avvicina la fine dell’esilio” (De Purgatorio, l. II, cap. 14). Le anime del purgatorio adorano la divina volontà, amano immensamente Dio, si pentono profondamente dei loro peccati e non vedono l’ora di rompere gli ultimi ostacoli che impediscono loro la visione beatifica.

Una delle massime ragioni della sofferenza delle anime del purgatorio è anche quella di sapere che le loro pene sono solo espiatorie, ma non possono accrescere i loro meriti. Questo ci deve fare riflettere. Chi soffre sulla terra, se accetta e offre a Dio le proprie sofferenze abbrevia il purgatorio, dove le sofferenze, pur essendo molto più grandi, non possono abbreviare la pena.

Questa dottrina dell’acquisto dei meriti nella vita terrena vale per il dolore, ma anche per l’amore. Chi ama Dio sulla terra aumenta la sua gloria nel Cielo, perché ha il merito di questo amore. Le anime del purgatorio invece, amano Dio più di quanto non l’abbiano mai amato sulla terra, ma il loro amore non diminuisce la pena, anzi la aumenta, perché il tempo del merito è passato e rimane solo quello della purificazione (P. Réginald Garrigou-Lagrange, La vita eterna, p. 201).

L’amore di Dio è la regola ultima del cristiano. Per amare profondamente Dio, dobbiamo odiare altrettanto intensamente il peccato, che a Lui si oppone. Ma non si può odiare il peccato se non se ne parla, così come non si può amare Dio se invece di parlare di Lui e di cose divine si parla solo dei problemi della terra, senza levare lo sguardo al Cielo. Questa mentalità secolarizzata è comune purtroppo a tanti uomini di Chiesa.

La dottrina sul purgatorio è stata definita come verità di fede cattolica nel Concilio di Lione II, in quello di Firenze e in quello di Trento ed è stata negata dagli eretici albigesi, valdesi, protestanti e oggi dai modernisti che occupano la Chiesa. Ma il Corpo Mistico di Cristo comprende la Chiesa sofferente nel purgatorio e quella trionfante in Paradiso. Le anime del purgatorio, che non possano abbreviare le proprie sofferenze, possono però aiutare le anime di chi soffre e combatte sulla terra e le anime della Chiesa militante possono a loro volta, attraverso le loro preghiere e le loro sofferenze, aiutare le anime di chi in purgatorio anela con tutte le sue forze a un’immediata unione trasformante con Dio.

Le anime a noi care nel purgatorio sono tantissime, perché non comprendono solo quelle che abbiamo conosciuto, ma tutte quelle che hanno amato e servito la Chiesa nel corso dei secoli. Ua bella devozione che consiglio per suffragarle è quella dei “Cento requiem”, che consiste nel recitare per cento volte il Requiem aeternam sui grani della corona del rosario, percorrendo per due volte l’intera corona.

Questa devozione aiuta le anime del purgatorio ad avvicinarsi più rapidamente alla metà che tanto bramano e frutta grandi grazie, di ordine spirituale e temporale, per chi la pratica con fiducia. La fiducia nelle avversità della vita è la prima grazia che ci donano le anime del purgatorio, perché questa fiducia esse la posseggono in grado estremo: malgrado la loro sofferenza hanno la assoluta certezza di essere eternamente felici in Paradiso. Questa certezza che fà felici le anime del purgatorio deve rendere felice sulla terra ogni anima che confida di ottenere da Dio il raggiungimento della metà per cui è stata creata e proprio perché aspetta unicamente da Dio questa grazia, è certa di ottenerla.

Fonte: Radio Roma Libera

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