“Falchi” e “colombe” nel disordine internazionale

“Falchi” e “colombe” nel disordine internazionale

Negli anni della “Guerra fredda”, successivi alla Seconda guerra mondiale, con i termini di falchi(hawks) e colombe (doves) vennero indicati due diversi atteggiamenti presenti all’interno dei blocchi contrapposti, la Russia comunista e i suoi Stati satelliti da una parte e il mondo occidentale guidato dagli Stati Uniti dall’altra. I falchi ritenevano che l’equilibrio internazionale si reggesse sui rapporti di forza tra le due superpotenze, le colombe predicavano una politica di “distensione” per evitare il rischio di una guerra nucleare.

Tuttavia, esisteva una differenza di fondo: nel blocco comunista le cosiddette colombe condividevano il progetto di espansione del Cremlino, pur volendo condurlo in maniera più “dolce”; le colombe occidentali credevano invece nella politica del dialogo e della “mano tesa”, nella convinzione che il destino del mondo fosse quello di una convergenza di tutte le religioni, di tutte le ideologie, di tutti i popoli.

Nel 1973, il 6 ottobre, Egitto e Siria attaccarono lo Stato di Israele e scoppiò la Guerra del Kippur. Il conflitto coinvolse indirettamente le superpotenze: gli Stati Uniti a sostegno di Israele; l’Unione Sovietica in appoggio ai Paesi arabi. In risposta al sostegno occidentale a Israele, i Paesi arabi dell’OPEC imposero un embargo petrolifero. Il prezzo del petrolio quadruplicò provocando come conseguenze l’inflazione globale, la crisi economica nei Paesi industrializzati, la fine della crescita economica del dopoguerra. Malgrado quest’atmosfera di forte tensione, il prof. Plínio Corrêa de Oliveira, il 21 ottobre 1973, scriveva sul quotidiano “Folha S. Paulo”: «L’Occidente sta passando dall’influenza dei falchi a quella delle colombe. Willy Brandt è, in Europa, il simbolo della politica delle colombe, di cui Nixon e Kissinger sono, a loro volta, simboli nel nostro continente».

L’attento osservatore brasiliano arrivava a questa conclusione: «La mentalità dei comunisti non è quella dei buoni e sfortunati cittadini che le colombe immaginano, ma quella degli spietati aggressori che i falchi denunciano. In altre parole, le colombe hanno lavorato per la guerra nel momento stesso in cui hanno proclamato di lavorare per la pace. Hanno smobilitato l’opinione pubblica occidentale contro il comunismo e hanno contribuito a mantenere al potere gli oligarchi del Cremlino, cioè coloro che hanno causato il conflitto arabo-israeliano».

I fatti confermarono questa diagnosi. La visita del presidente americano Nixon e del suo segretario di Stato Henry Kissinger in Cina nel 1972 segnò l’avvio di relazioni politiche ed economiche che fino ad allora erano state inesistenti e sembrò un successo diplomatico. Tuttavia, la legittimazione della Cina comunista e la sua integrazione nei circuiti economici internazionali ne fecero, sotto i successori di Mao Zedong, una potenza globale capace di competere con gli Stati Uniti sul piano economico, tecnologico e, sempre più, anche politico e militare.

La politica di distensione di Nixon e di Kissinger verso la Cina si accompagnava in quegli stessi anni all’Ostpolitik, la politica di apertura del Vaticano ai paesi comunisti dell’Est che, sotto i pontificati di Giovanni XXIII e di Paolo VI, ebbe il suo simbolo nell’allora monsignore Agostino Casaroli. Protagonista, nel decennio 1963-1974, di “missioni” a Budapest, Praga, Belgrado, Varsavia, Mosca e Cuba, Casaroli si diceva convinto che il comunismo sarebbe durato forse un secolo e che per la Chiesa fosse necessario trovare un modus vivendi per sopravvivere. Il cardinale Josef Mindszenty, primate di Ungheria, che si opponeva all’Ostpoltik fu rimosso il 18 novembre 1973 dall’arcidiocesi di Esztergom, così come il 28 giugno 1975 fu rimosso dalla diocesi di Trieste mons. Antonio Santin per la sua opposizione al Trattato di Osimo con la Jugoslavia comunista.

Un momento simbolico della distensione fu la firma degli Accordi di Helsinki, avvenuta il 1° agosto 1975, durante la Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE).  Ma, il 30 aprile dello stesso anno, la caduta in mano ai Vietcong della città di Saigon, poi ribattezzata Ho Chi Minh City, aveva segnato una bruciante sconfitta degli Stati Uniti e dell’Occidente. Mentre nell’Urss si rafforzavano i falchi, l’avanzata comunista ebbe il suo culmine nel successo elettorale del PCI in Italia e nell’invasione russa dell’Afghanistan, iniziata il 24 dicembre 1979. La storia riservava però delle sorprese: i due mandati presidenziali di Ronald Reagan, tra il 1981 e il 1989, salvarono l’Occidente dalla disfatta e contribuirono a determinare la crisi del sistema comunista, culminata con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e con il tracollo dell’Unione Sovietica, nel 1991.

Nei cinquant’anni che seguirono, l’Ostpolitik fallì, l’Unione Sovietica si inabissò, il caos internazionale andò crescendo, ma le colombe continuarono a dominare la scena internazionale. L’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 e la guerra contro l’Iraq del 2003 furono i primi segni di un mondo che cambiava, ma il mito di una governance globale, che avrebbe assicurato pace e sicurezza al mondo attraverso istituzioni comuni e regole condivise, iniziò a franare solo con la pandemia di COVID-19 del 2020-2021, proveniente, non a caso, dalla Cina comunista.

Nel febbraio 2022 Vladimir Putin invase l’Ucraina; il 7 ottobre 2023, l’Iran, attraverso la longa manus di Hamas lanciò il suo attacco su Israele. Il 20 gennaio 2025 Donald Trump si insediò per la seconda volta alla Casa Bianca. Il 2026 ha visto il ritorno sulla scena del partito dei “falchi”, prima con l’arresto del dittatore Nicolas Maduro, in Venezuela, poi con l’operazione Epic Fury, lanciata da Trump contro l’Iran, assieme all’offensiva Roaring Lion di Israele.

Il 15 settembre 2025 Netanyahu ha citato come modello Sparta e le sue virtù guerriere, affermando che il suo paese debba adottare una mentalità da “Super Sparta”, capace di sfidare l’isolamento internazionale. In un contesto conflittuale e instabile il modello spartano riflette la visione dei falchi, secondo cui la sicurezza e la pace si garantiscono attraverso la superiorità militare, la deterrenza, e soprattutto la prontezza al combattimento.

Le colombe, da parte loro, considerano lo scontro militare come la peggiore iattura e insistono sulla necessità del dialogo e delle soluzioni negoziate. Esse giudicano irreversibile la fine dell’Impero americano, l’islamizzazione dell’Europa mediterranea, la costituzione di un blocco russo-cinese. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, da cui dipende, fino ad oggi, la politica degli Esteri del Vaticano, sotto papa Leone XIV, appartiene al partito degli “irreversibilisti”. Come il cardinale Casaroli, di cui si vanta di essere discepolo, egli è convinto dell’inevitabilità della fine della Cristianità, e della necessità per la Chiesa cattolica, di sopravvivere in un mondo anti-cristiano, evitando ad ogni costo confronti ideologici e spargimenti di sangue.

Le colombe controllano i mass-media occidentali e alimentano un odio feroce contro i falchi, presentando Donald Trump come un pazzo e Benjamin Nethanyau come un criminale. È su questo sfondo che è avvenuto l’attentato a Trump del 26 aprile, che fa seguito ad altri tentativi di assassinare il presidente americano. L’obiettivo di Trump non è diverso da quello dei suoi predecessori alla Casa Bianca: impedire che si possa costituire un blocco euroasiatico in chiave anti-americana. Ma Trump è condannato dal partito delle colombe, se non a una morte fisica, ad un’eliminazione politica. Eppure, il Terrore rivoluzionario, che nel 1789 aprì la storia moderna, fu proprio una conseguenza della debolezza del partito delle colombe, impersonato da Luigi XVI, di fronte ai falchi giacobini che instaurarono il regime della ghigliottina. Di fronte a queste tragiche constatazioni, che ci giungono dalla storia e dall’esperienza di questi giorni, non c’è che da ripetere quanto, a conclusione del suo articolo del 1973 scriveva Plinio Corrêa de Oliveira: «Cambierà la mentalità delle colombe? Non credo. Nella vita quotidiana, il simbolo dell’ostinazione è l’asino. Nelle questioni politiche, è la colomba…».

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