La guerra tra Israele e Iran, che si sovrappone a quella tra Russia e Ucraina, rende sempre più allarmante lo scenario internazionale. Tralasciamo il contesto storico, politico ed economico in cui queste guerre sono nate e si sviluppano e soffermiamoci sul problema morale che si profila all’orizzonte. Nell’epoca della guerra fredda l’equilibrio tra le due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, era assicurato dalla strategia della “deterrenza”, o “mutual assured destruction” (MAD), secondo cui le armi nucleari, grazie al loro potenziale distruttivo, costituivano uno strumento per dissuadere il nemico da un attacco che avrebbe avuto una risposta devastante. Gli arsenali nucleari avevano come unico scopo «quello di annullare le armi nucleari» (Herman Kahn, Filosofia della guerra atomica, tr. it., Il Borghese, Milano 1966, p. 138). Nell’epoca post-moderna, seguita al crollo del Muro di Berlino, non vi sono più regole internazionali condivise. L’uso delle armi nucleari viene evocato, ad esempio, da Vladimir Putin, come mezzo per riequilibrare l’inferiorità militare nel campo delle armi convenzionali o, nel caso dell’Iran, come traguardo strategico da raggiungere per distruggere lo Stato di Israele. Una delle regole della deterrenza era quella di non pronunciare il nome della bomba invano. L’escalation verbale a cui stiamo assistendo potrebbe portare a una guerra effettiva più rapidamente di quanto non si possa immaginare.
La domanda di fondo che ora si pone è questa: sarebbe lecita una risposta nucleare ad un attacco nucleare, oppure una guerra nucleare è in sé intrinsecamente immorale, come riteneva papa Francesco, che ad Hiroshima, il 24 novembre 2019, dichiarò: «L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche». E’ questa la dottrina della Chiesa?
Per risolvere questo complesso problema morale, bisogna ricordare che nel corso di oltre un millennio la Chiesa ha costantemente insegnato la legittimità di una guerra condotta per giusta causa. Questa dottrina, dopo sant’Agostino e san Tommaso, è stata sviluppata nei suoi vari aspetti dai grandi teologi spagnoli della “Seconda Scolastica”, come il domenicano Francisco da Vitoria (1492-1546) e il gesuita Francisco Suarez (1548-1617), ed è stata esposta dai grandi moralisti e sociologi cattolici del XX secolo, come il padre Antonio Messineo (1897-1878) e don Johannes Messner (1891-1894).
L’epoca moderna ha visto però la nascita e lo sviluppo di armi come quelle nucleari, chimiche e batteriologiche (A.B.C.), che si differenziano da quelle convenzionali non solo per il loro grado di potenza, ma per la loro natura. Esse, infatti, sono mezzi di distruzione indifferenziata, che danneggiano gli innocenti o gli stessi combattenti in misura sproporzionata ai risultati bellici.
Papa Pio XII ha affrontato la questione in vari discorsi, ma soprattutto nell’allocuzione del 30 settembre 1954 alla VII Assemblea medica mondiale, in cui si chiede: «La ‘guerra totale’ moderna, la guerra A.B.C. in particolare è, per principio permessa? Non può sussistere alcun dubbio, specialmente a causa degli orrori e delle immense sofferenze provocate dalla guerra moderna, che scatenarla senza giusto motivo (cioè senza che essa sia imposta da un’ingiustizia evidente ed estremamente grave, in nessun modo evitabile) costituisce un delitto degno di severissime sanzioni nazionali e internazionali. Non si può parimenti per principio porre la questione della liceità della guerra atomica, chimica e batteriologica, se non nel caso in cui essa deve essere giudicata indispensabile per difendersi nelle condizioni indicate. Però anche allora si deve tentare con tutti i mezzi di evitarla, mediante intese internazionali, oppure ponendo alla sua utilizzazione limiti molto chiari e stretti, affinché i suoi effetti possano rimanere limitati alle esigenze rigorose della difesa. Quando tuttavia l’impiego di questo mezzo comporta un’estensione tale del male, che esso sfugge interamente al controllo dell’uomo, la sua utilizzazione deve essere respinta come immorale. Qui non si tratterebbe più di “difesa” contro l’ingiustizia e di “salvaguardia” necessaria di possessi legittimi, ma di puro e semplice annientamento di tutta la vita umana entro il raggio d’azione. Questo non è permesso a nessun titolo» (Discorsi e Radiomessaggi, vol. XVI, pp. 169).
L’uso della guerra ABC, lo si deduce dal passo di Pio XII, è permesso solo se essa sia imposta da un’ingiustizia estremamente grave, in nessun modo evitabile, e se sia possibile controllarne in qualche modo gli effetti.
L’abbé Don Bernard de Lacoste Lareymondie, direttore del Seminario di Ecône della Fraternità San Pio X in un articolo dedicato, nel 2019, a questo tema su “La Porte latine” (https://laportelatine.org/formation/morale/doctrine-sociale/la-bombe-atomique-est-elle-immorale), ha ben sintetizzato la posizione cattolica: «Secondo il quinto comandamento di Dio non è mai lecito uccidere direttamente una persona innocente. È intrinsecamente malvagio. È un peccato mortale contro la giustizia. Pertanto, anche nel contesto di una guerra giusta, uccidere un gran numero di civili per spingere il nemico alla resa è gravemente immorale. Se però si tratta di uccidere indirettamente una persona innocente, la questione è più sottile. Ciò è consentito alle seguenti condizioni: 1) Che la morte dell’innocente non sia voluta, ma solo prevista, permessa e tollerata (san Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, II-II, 64, 6.); 2) che la morte dell’innocente non provochi il bene desiderato (Rom 3, 8); 3) che vi sia una causa proporzionata (Summa Theologica, II-II, 64, 7)».
«È quest’ultima condizione – continua l’abbé Lareymondie– che rischia di non essere soddisfatta in caso di bomba atomica. Ad esempio, se, mentre bombardo un’importante base militare nemica, uccido indirettamente e inconsapevolmente due o tre civili, è presente la causa proporzionata. Ma se, per uccidere cinque soldati nemici, corro il rischio di provocare la morte di centinaia di civili, la causa non è proporzionata. Tuttavia, la bomba atomica è estremamente devastante. Il suo utilizzo sarà legittimo solo se i danni causati ai civili saranno molto limitati. È per questo motivo che è ben difficile giustificare i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto 1945»
«Ma questo significa forse che la bomba atomica stessa sia immorale? Certamente no. La moralità di un’arma non deriva dalla sua natura ma dall’uso che gli uomini ne fanno. (…) La difficoltà sta negli effetti distruttivi di questa bomba: sono terribili e difficili da controllare. Tuttavia, non è impossibile immaginare una situazione in cui le vittime innocenti delle armi nucleari sarebbero poche. Questi sono casi in cui l’obiettivo militare nemico è nettamente isolato. Ad esempio, se una potente base militare nemica si trova nel mezzo di un deserto, o su un’isola scarsamente popolata nell’Oceano Pacifico, allora, se la guerra è giusta, l’uso di una bomba atomica potrebbe essere moralmente consentito, a condizione che la potenza della bomba sia proporzionata, per quanto possibile, alla dimensione del bersaglio. Questa bomba potrebbe anche essere legittimamente sganciata su una squadriglia in mare molto lontano dalla costa.
Bisogna però riconoscere che tale situazione non è frequente, e che di conseguenza, il più delle volte, l’uso della bomba atomica non è giustificato, a causa della sproporzione tra la morte di tanti innocenti e il risultato militare auspicato».
Le conclusioni, ben diverse dalla posizione di papa Francesco, sono chiare: «L’energia nucleare militare non è di per sé immorale. È vero, però, che le condizioni perché sia giusta sono tali che, nella pratica, l’uso della bomba atomica sarebbe assai raramente consentito moralmente. Ma questa conclusione è sufficiente per rendere lecito il possesso di armi nucleari».
Riassumendo: perché una guerra sia giusta è necessario che sia buono e giusto non solo il fine, ma anche i mezzi che si usano per combatterla. In una guerra nucleare, può essere buono il fine, ad esempio in caso di aggressione subita, ma è difficile che sia buono il mezzo, se questo comporta la morte di decine migliaia di innocenti civili, colpiti come obiettivo diretto. La morale tradizionale non ammette la massima machiavellica secondo cui il fine giustifica i mezzi. Nessun male compiuto con buona intenzione può essere scusato: «come coloro che dicono: facciamo il male perché venga il bene; la condanna dei quali è giusta» (Rom. 3, 8).