Da molti anni l’introduzione della cosiddetta educazione sessuale nelle scuole italiane costituisce una delle mete più ambite dei partiti di sinistra. L’educazione sessuale, con il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, faceva parte di quel pacchetto di “conquiste civili” rivendicate negli anni ‘70 da comunisti, socialisti e radicali per scardinare la società italiana fin dalle fondamenta.
Queste rivendicazioni vengono da lontano. Senza risalire alla Rivoluzione francese, basta ricordare che la Rivoluzione comunista del Novecento, soprattutto nella sua prima fase, quella di Lenin e di Trotzki, si proponeva di trasformare non solo l’ordine sociale ed economico, ma anche la visione dell’uomo, della famiglia e dell’educazione.
Nel breve ma tumultuoso periodo della Repubblica Sovietica Ungherese (marzo–maggio 1919), György Lukács, filosofo marxista e Commissario del Popolo per l’Istruzione e la Cultura, avviò uno dei più audaci tentativi di riformare culturalmente una nazione europea secondo i principi del bolscevismo. In quei due mesi – studiati da storici come Werner Jung (Georg Lukács, Metzler, 2017) e Michael Löwy (Georg Lukacs. From Romanticism to Bolshevism, Verso Books, 1979) – Lukács si dedicò a una trasformazione radicale dei programmi scolastici. Tra le misure più significative vi fu l’eliminazione dell’insegnamento religioso cattolico, che per secoli aveva formato la coscienza morale delle famiglie e dei giovani ungheresi. Tale insegnamento venne sostituito con la sociologia marxista, considerata da Lukács la base teorica necessaria per creare un “nuovo tipo di persona”, liberata dalla tradizione cristiana e dalle istituzioni naturali – in primo luogo la famiglia. Contestualmente Lukács introdusse un programma di educazione sessuale scolastica, concepito come parte della rottura con la morale religiosa. L’obiettivo non era soltanto quello di fornire informazioni sul corpo, ma di destrutturare quella che Lukács definiva la “moralità repressiva della società borghese”, ossia i principi cristiani relativi alla purezza, al pudore, al rapporto tra sessualità e responsabilità familiare.
Queste misure, pur durate pochissimo a causa del rapido crollo della Repubblica Sovietica Ungherese, segnarono comunque un precedente storico: per la prima volta in Europa un governo rivoluzionario tentava di riformare la sessualità e la morale a partire dalla scuola, sostituendo il magistero della famiglia e della Chiesa con un’educazione improntata all’ideologia politica. Le idee di Lukács non rimasero isolate. Esse trovarono eco nella Russia comunista, dove negli anni successivi vari esperimenti pedagogici – come l’asilo psicoanalitico di Vera Schmidt a Mosca – furono orientati allo stesso scopo: liberare il bambino dai “vincoli morali” tradizionali, favorendo un’espressione precoce degli impulsi, sessuali in nome di una futura società socialista rigenerata.
Nel 1929 i dirigenti sovietici invitarono un allievo di Freud, lo psicanalista austriaco Wilhelm Reich per una serie di conferenze che portarono alla pubblicazione a Mosca del saggio Materialismo dialettico e psicanalisi, che costituisce il testo fondatore del cosiddetto marx-freudismo. In questa e nelle sue opere successive, Reich presenta la famiglia come l’istituto sociale repressivo per eccellenza e afferma che il nucleo della felicità sta nell’appagamento sessuale. L’educazione sessuale è parte integrante del suo progetto di trasformazione rivoluzionaria della società. Le idee di Reich e di altri teorici del marx-freudismo come Marcuse trionfarono con la Rivoluzione del Sessantotto ed entrarono a far parte del patrimonio politico della sinistra internazionale.
La Chiesa e la retta ragione ci mostrano invece come la trasmissione della vita continua, all’interno della famiglia, nell’educazione di colui che è frutto di un atto di amore divino e umano: un uomo dotato di anima e di corpo. Benedetto XVI ha ribadito che l’educazione è uno dei cosiddetti “valori non negoziabili”, accanto alla vita e alla famiglia, a cui è intimamente legato. Il diritto dei genitori ad educare i propri figli è anteriore a quello della società civile e non può essere espropriato dallo Stato, soprattutto quando all’educazione religiosa e morale si pretende di sostituire l’educazione sessuale, fondata su una visione dell’uomo antitetica. L’educazione sessuale è sempre cattiva, quando pretende di essere scolastica, cioè pubblica, mentre essa può essere solo personale e privata, e perciò deve essere naturalmente affidata alle famiglie, altrimenti rischia di divenire una forma di corruzione culturale e morale.
Il Disegno di legge n. 2423, “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, presentato dal Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, il 23 maggio 2025 prevedevail divieto di insegnare l’educazione sessuale nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole elementari. Il 15 ottobre, però, la Commissione Cultura della Camera aveva approvato un emendamento della Lega che estendeva il divieto anche alle scuole medie, permettendo l’educazione sessuale soltanto alle scuole superiori e, comunque, solo con il consenso dei genitori(o degli studenti maggiorenni).
Alle medie sarebbero stati consentiti solo temi di base come riproduzione e malattie sessualmente trasmissibili. Un buon emendamento, dunque, che ha naturalmente provocato una levata di scudi da parte della sinistra.Il testo restrittivo è stato approvato in commissione con la nuova restrizione, ma il 10 novembre, iniziata la discussione in aula, la Lega ha fatto marcia indietro: la deputata Giorgia Latini ha presentato un nuovo emendamento che cancella la modifica approvata in commissionee ripristina il testo originario, vietando l’educazione sessuale solo a infanzia ed elementari, non più alle medie. Questa marcia indietro da parte delle forze della maggioranza, e in particolare della Lega, sorprende.
La sinistra è coerente quando rivendica l’educazione sessuale obbligatoria in ogni scuola di ordine e grado. Non è coerente chi afferma di opporsi alla sinistra, ma poi alle sue richieste cede o si accoda in un campo delicato e vulnerabile qual è quello dell’educazione dei nostri figli.